Relazione tra Marcia del Potere e "Nagualismo"
Victor Sanchez
Usi speciali dell'attenzione (da" Gli insegnamenti di Don Carlos")
Edizioni Il Punto d'Incontro, 1995 (pag. 144 -155)
Spiegazione della relazione
Eseguendo la marcia di potere, specialmente al buio e in luoghi disabitati, non e raro sentire di trasformarsi in qualche animale. Lo si sente nella respirazione, nella sicurezza degli spostamenti, nei suoni involontari che si emettono.
Io lo scoprii una volta in cui, lavorando con un gruppo, stavo percorrendo in fila indiana un'enorme collina a sud di Citta del Messico. Era di notte e c'era la luna piena. Stavamo lavorando da due giorni con una serie di pratiche fuori dall'ambito verbale, che noi chiamiamo "la tribu". In quella camminata notturna c'era un senso di pace, di essere avvolti dall'oscurita ed eravamo un insieme di ombre che si spostavano nel loro ambiente naturale. I vestiti strani, il fatto che da due giorni non pronunciavamo una parola in linguaggi conosciuti e il lavoro intenso che avevamo praticato, ci avevano portato in uno stato di coscienza particolare, in cui l'ego e la storia personale non operavano. Eravamo una tribu e dovevamo raggiungere il territorio di un'altra tribu, che viveva sul lato opposto della montagna. All'improvviso cominciai a sentire una specie di urgenza che mi porto ad aumentare la velocita del passo. La vegetazione intorno divento ancora piu fitta e il mondo si oscuro del tutto. Era come se qualcosa mi spingesse, o piuttosto mi tirasse. Come se volessi inseguire e raggiungere qualcosa di sconosciuto. Poco a poco mi trovai a trottare e il ritmo si impossesso di me. Seppi che potevo trottare o correre per tutto il tempo che fosse stato necessario. Seppi che non sarei inciampato, malgrado intorno a me non vedessi che ombre. Cercai di fare in modo che il gruppo mi seguisse, tentai di "tirarlo", finche cio che tirava me si fece piu forte e mi afferro una specie di vertigine. Il mio passo si converti in un trotto e il trotto in corsa. Mi vedevo correre in piena oscurita, fuori sentiero e a una velocita che in condizioni normali non avrei raggiunto neppure di giorno e su un terreno piano. Qualcosa era cambiato nella mia respirazione: era una respirazione profonda, selvaggia. Strani suoni ansimanti e grugniti uscivano dal mio corpo. Ero diventato un animale che correva per la montagna, nel suo elemento. Le ombre avevano senso per me. Non era strano spostarmi in quell'ambiente. Era il mio ambiente. Ero nato per quello, benché fino ad allora non l'avessi saputo. Tutto era mistero e scoperta. Tutto era magia e tutto era potere. Sperimentavo una felicita dell'altro mondo nell'essere un animale selvaggio, senza pensieri. Senza storia. Seppi che animale ero e seppi che lo sarei stato in segreto per il resto della mia vita su questa terra.
Ci volle del tempo per tornare a essere me stesso e per ritrovare i miei compagni. Non so cosa avrebbe visto un eventuale spettatore della mia esperienza. Suppongo che sarebbe dipeso dalla sua sensibilita e dalla sua capacita di "vedere". Un uomo comune si sarebbe sicuramente preso un bello spavento.
Per me, comunque, non ci sono dubbi su cio che successe. Don Juan aveva ragione: non c'e altra realta se non quella che sentiamo. La realta e un sentire. Quella notte, correndo come un animale selvaggio per il monte, scoprii il principio del nagualismo.
