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ANDATURA DEL POTERE


Victor Sanchez
Usi speciali dell'attenzione (da" Gli insegnamenti di Don Carlos")
Edizioni Il Punto d'Incontro, 1995 (pag. 144 -155)

Questa tecnica puo essere eseguita solo in uno stato di silenzio interiore e comporta l'emergere di alcuni lati della natura "nagual" del partecipante, in modo parziale se si tratta di un principiante, o in modo totale se invece è un maestro consumato. La pratica e l'energia disponibile sono di nuovo gli elementi chiave.
Poiché è una delle tecniche che ci ha dato i risultati piu sorprendenti e poiché praticarla implica la partecipazione della consapevolezza dell'altro io, per presentarla non basta descrivere semplicemente il procedimento, che d'altro canto non è tanto semplice.
La marcia di potere consiste, in termini generali, nella possibilita di spostarsi a gran velocità, utilizzando un'energia inusuale, senza dipendere dai sensi nel modo ordinario e senza che sia necessaria una conoscenza previa del terreno, anche in completa oscurita. E' come un modo particolare di correre o di trottare. Si può praticare su qualunque tipo di terreno, ma è meglio scegliere posti che a causa della ripidezza, dell'irregolarita del suolo, della presenza di pietre malferme, o per il fatto di trovarcisi di notte, siano difficili da percorrere in condizioni normali, anche camminando. E' importante ribadire che la marcia di potere non è un esercizio normale, come una pratica sportiva. In realta non è alla portata di chiunque e per realizzarla non basta conoscere il procedimento. Dato che si tratta di qualcosa di insolito, che il corpo esegue senza l'intervento del centro intellettuale, la riuscita dipenderà principalmente dalla quantità di energia disponibile e dalla capacita del praticante di farla lavorare in modi insoliti. Ciò nonostante la includo qui perché questo libro è diretto a gente che si trova a diversi livelli di energia e di lavoro. Sebbene la capacità di realizzare la marcia di potere si possa avere semplicemente per aver praticato altre tecniche meno complesse, esistono esercizi che permettono al praticante di avvicinarsi ad essa poco alla volta, come degli indicatori che lo aiutano a capire se è pronto oppure no. La marcia di potere appartiene alle possibilità sconosciute del corpo e in realta in fondo tutti sappiamo come eseguirla. O meglio, lo sa il nostro corpo. La gente comune però si trova talmente scollegata da ciò che il corpo sa, a causa dell'abitudine di prestare attenzione solo all'ego - per mezzo del dialogo interno - che risulta molto difficile recuperare questa conoscenza. In alcune occasioni, persone che si trovavano in pericolo di morte, o in qualche altra situazione limite, si sono salvate correndo in completa oscurità, o su terreni ripidi e con precipizi, senza aver mai sentito parlare della marcia di potere e senza conoscere alcun procedimento specifico. In questi casi generalmente si parla di miracoli, o di qualche tipo di intervento divino, cercando cosi di spiegare i portenti che possono verificarsi quando il corpo prende in mano le redini.
Possiamo comunque far pratica in modo relativamente sistematico, per aiutare il corpo a ricordare la marcia di potere. Esistono appositi procedimenti per questo, la cui funzione termina quando il corpo si sveglia e la marcia di potere si realizza. A partire da tale momento, è il corpo che comanda. La ragione e l'ego, con i loro desideri e le loro spiegazioni, semplicemente non sono invitati a partecipare. Ecco uno dei sistemi:

1. Si inizia correndo su un terreno pianeggiante, di giorno. Nella corsa bisogna cercare di sollevare le ginocchia il più possibile, fino a sentire che il corpo può muoversi in questa maniera naturalmente, senza forzarlo. In qualche modo si deve cercare un punto intermedio tra la tensione e la scioltezza: i muscoli devono scaldarsi poco alla volta, fino a raggiungere una flessibilità per cosi dire "tesa", che non sconfini nel rilassamento. Cosi se incontriamo ostacoli, come ad esempio piccole rocce, non saremo tanto rigidi da danneggiare le articolazioni, né tanto flaccidi da procurarci una lussazione. Si tratta di raggiungere uno stato d'animo molto particolare, che potremmo definire di "tensione rilassata", in cui ci si sente ben svegli, attenti e attivi, ma con un sentimento interno di sobrietà e controllo. Si raccomanda di praticare questo primo passo per periodi di almeno un'ora.


2. Man mano che il corpo assimila quanto descritto nel paragrafo precedente, possiamo praticare in condizioni piu severe, come per esempio un terreno piano ma irregolare, una pietraia o il letto secco di un fiume. Possiamo inoltre aumentare gradualmente la velocità della marcia. L'importante è che nel farlo ci sentiamo naturali e sicuri, perché altrimenti potremmo farci male. Bisogna notare come le gambe possono regolare naturalmente la loro flessibilità quando poggiano su rocce, tronchi o altri ostacoli. Poco alla volta si deve cercare di sentire il terreno con il corpo, evitando di guardare ossessivamente il suolo per vedere dove si mettono i piedi. Lo sguardo dev'essere rilassato e diretto verso l'area di terreno di fronte a noi, ma senza mettere a fuoco nessun punto specifico. Mentre in una marcia normale su terreno irregolare le decisioni rispetto a dove è come poggiare i piedi dipendono dal rapporto vista-cervello-gambe, nella marcia di potere esse si realizzano a partire dalla relazione corpo-mondo. O, in modo piu preciso, dalla relazione tra "energia di dentro" ed "energia di fuori". Quando riusciremo a spostarci a gran velocità sul tipo di terreno che ho appena descritto, spazzando appena il suolo con lo sguardo e mantenendo il ritmo e l'equilibrio senza restare esausti, cadere o farci del male, saremo pronti per la fase successiva.


3. A questo punto potremo praticare la marcia su terreni con pendenze dapprima dolci, poi sempre piu pronunciate. Aumentando la sicurezza, potremo cominciare a cercare pendenze ripide e irregolari. Inizialmente possiamo scendere lungo dei sentieri, poi, poco alla volta, su terreni aperti. E' importante ricordare che questi risultati non si possono raggiungere in un solo giorno, ma solo con una pratica costante. Il tempo che ci vorrà dipende dalle condizioni del praticante. Non c'e limite a cio che si puo realizzare con la marcia di potere, né alle trasformazioni che possiamo sperimentare realizzandola. Lavorando su questi tipi di terreno, è molto importante non perdere il controllo. Non ha senso raggiungere una grande velocità se facendolo perdiamo ritmo e sicurezza, perché in tal caso cadremmo nel campo dell'ordinario e potremmo farci del male.


4. Nella quarta fase bisogna praticare tutti gli esercizi finora descritti, ma cambiando deliberatamente la velocità a seconda delle variazioni del terreno e mantenendo lo stesso ritmo. La velocità varia, ma il ritmo resta uguale. Bisogna includere anche delle salite, più o meno pronunciate.
L'ultimo passo è solo per coloro che hanno raggiunto un buon livello in tutte le fasi precedenti e consiste nel praticare di notte, al buio.


5. Si puo cominciare allenandosi al tramonto o alla luce della luna, su terreni conosciuti. Le notti di luna piena sono particolarmente propizie, non solo per la loro luce dolce, ma anche perché facilitano il passaggio alla coscienza del lato sinistro. Quando il nostro dominio aumenta, possiamo praticare la marcia in piena oscurita e su terreni sconosciuti. In realtà, quando si arriva a questo livello, già non si sta piu realizzando un esercizio voluto dall'io, ma è il corpo che agisce, secondo un rapporto diretto con il mondo, al di là dei limiti della ragione.

VICTOR SANCHEZ-Commenti alla tecnica


Poiché il dialogo interno e la marcia di potere non possono aver luogo simultaneamente, fin dai primi esercizi noteremo che il dialogo tende a fermarsi, senza nessuno sforzo diretto da parte nostra. Eseguire la marcia di potere esige la partecipazione di tutta la nostra energia e non ne resta neppure un po' per il dialogo interno. E' per questo che si tratta di un esercizio infallibile. Naturalmente, se si esegue l'esercizio continuando a pensare, staremo semplicemente correndo o trottando e non realizzando la marcia di potere. Nei gruppi che coordino insisto continuamente sul fatto che i praticanti ascoltino attentamente i messaggi del corpo, che non consistono in pensieri o idee, ma in sentimenti. Questi messaggi arrivano dalla conoscenza silenziosa che ogni essere umano possiede e che purtroppo ascoltiamo assai di rado. Nel caso degli esercizi diretti a eseguire la marcia di potere, bisogna enfatizzare che nessuno deve forzarsi a praticare passi che si trovino fuori della sua portata. Se ad esempio un gruppo sta scendendo da una montagna a passo di marcia e uno o piu membri sentono di non essere in condizione di mantenere il passo degli altri, non devono cercare di farcela a tutti i costi. Segni chiari di una situazione del genere sono la perdita di fiato, la tendenza a inciampare spesso, cadere, perdere l'equilibrio, eccetera. In tal caso è meglio diminuire la velocità fino a ritrovare ritmo ed equilibrio.
Come ho gia detto, eseguire la marcia di potere implica necessariamente la cessazione del dialogo interno e quindi la connessione con parti ignote del mondo e del nostro stesso essere. Inoltre, il fatto di realizzare un lavoro tanto intenso in uno stato di silenzio interiore, stabilendo una relazione attiva con il mondo della natura, apre la porta a stati d'essere che si trovano nella coscienza dell' altro io. Il nagualismo è una di tali possibilita.